Chi è Leonardo? Un “genio”.

Margherita Hack, Alber Einstein, Democrito, Stephen Hawking, Antoine Lavoisier e Ciro Saltimbocca (primo uomo ad aver inventato la ruota secondo le mie fonti sbagliate) sono tutti geni, casualmente gettati nella stessa sacca della genialità.

Diciamocelo, quanto è comodo definire qualcuno “genio”? É come un caldo e morbido rifugio dove nascondere la propria pigrizia.

 

“Lui ha potuto, perché lui è un genio”, nasconde un altrettanto rumoroso “io non posso”. Come se davvero Newton abbia ideato le leggi della meccanica classica per colpa di una singola mela. Einstein? Dai, ma a lui le formule della relatività gliele avrà portate in sogno la Santissima Vergine. Che fortunello. Raccomandato e fortunello.

 

La verità è che quelli che definiamo geni non sono altro che esseri umani appassionati, instancabili ricercatori di conoscenza con alle spalle un quantitativo inimmaginabile di errori.

 

I geni sono semplici esseri umani, a volte fortunati a volte approfittatori, ed in quanto esseri umani spesso celano sconvolgenti scheletri nell’armadio.

Pochi sanno dell’ “esotico” appetito di Darwin, delle folli pratiche alchemiche di Newton, delle dichiarazioni imbarazzanti di illustri premi Nobel come Watson e Crick.

 

Esseri umani che hanno accompagnato per mano l’umanità attraverso una valle che appariva buia, sbandando e perdendosi, correndo inesorabilmente contro il tempo che una singola vita ha messo loro a disposizione, e soprattutto dicendo un mare di cavolate.

Sono tutti geni, ma non lo sono.

 

Tutti. Tutti tranne Marconi. Marconi era un “idiota”.

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